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Il segreto dell’albero azienda

Come sempre, la differenza sta in quello che non si vede.

Robert Kaplan di Harvard usa una metafora potente: l’azienda è un albero. Con un terreno dove cresce, radici invisibili, un tronco che tutti vedono e frutti che decidono se vive o muore.

Il terreno, solitamente, è il più trascurato eppure il più importante. È fatto di valori, di quella cultura profonda che determina le decisioni quando nessuno guarda. Un’azienda piantata nella fiducia cresce diversamente da una piantata nella paura. Una che affonda le radici nell’ossessione per il cliente produce frutti diversi da una che pensa solo ai margini. Il terreno non appare nel bilancio, ma determina tutto quello che ci appare.

Le radici sono invisibili ma vitali: la formazione continua, perché chi smette di imparare ha iniziato a morire; l’innovazione quotidiana, non i proclami ma il chiedersi sempre come fare meglio; il clima aziendale, quella strana alchimia per cui in certi posti la gente dà il massimo senza che nessuno glielo chieda.

Il tronco è quello che facciamo ogni giorno. Come compriamo, produciamo, vendiamo. È la parte solida, quella che tutti pensano di gestire bene: esso è forte solo quanto le radici che lo sostengono. Puoi avere i migliori processi del mondo: se le persone non sono formate, se manca innovazione, se il clima è tossico, quei processi sono solo carta.

I frutti sono quello che vendiamo. Quando sono buoni, i clienti tornano. Quando sono cattivi, puoi fare tutti gli sconti che vuoi: non torneranno.

Il raccolto è il bilancio. L’ultimo anello, la conseguenza naturale. Se il terreno è fertile, le radici profonde, il tronco robusto e i frutti eccellenti, il bilancio sarà positivo. Non perché hai tagliato i costi, ma perché è la conseguenza di un albero sano.

Il problema è che la maggior parte degli imprenditori guarda solo il raccolto. Vede un bilancio positivo e pensa che vada tutto bene. È come guardare un albero carico di frutti senza notare che le foglie ingialliscono, che la corteccia si stacca, che le radici marciscono. Quell’albero sta vivendo la sua ultima stagione.

Un caso scolastico che abbiamo studiato: un’azienda tessile delle Marche nel 2019 aveva fatto il miglior bilancio della sua storia. Tutti brindavano. Ma da tre anni non lanciavano prodotti nuovi, i migliori tecnici se ne andavano, la formazione era stata azzerata per “risparmiare”. Nel 2021 hanno chiuso.
Altro caso scolastico ma opposto: un’azienda meccanica di Brescia nel 2018 aveva numeri mediocri, però l’imprenditore investiva il 10% in ricerca, mandava i dipendenti a formarsi in Germania, aveva creato un clima dove l’errore era apprendimento, non colpa. Oggi è leader europeo nel suo settore.

La differenza non sta nel bilancio che leggevano, ma in quello che vedevano oltre. I primi guardavano i frutti. I secondi curavano le radici.

Agli imprenditori chiediamo sempre: se oggi smettessi di innovare e formare le persone, quanto ci metterebbe il bilancio ad accorgersene? La risposta è sempre: due, forse tre anni. E quanto tempo per recuperare, una volta che il bilancio se ne accorge? Silenzio. Questa è la verità crudele: puoi vivere di rendita sui frutti del passato per qualche stagione. Ma quando le radici sono morte, l’albero è condannato. E piantarne uno nuovo richiede tempo che oggi non hai. Il terreno dei valori impiega generazioni a formarsi ma può essere avvelenato in un giorno. Le radici richiedono anni per approfondirsi ma seccano in mesi di incuria. Il tronco può sembrare solido mentre dentro è già cavo. I frutti possono apparire perfetti proprio prima del crollo.

Per questo il vero controllo di gestione non è leggere il bilancio. È leggere l’azienda come si legge un albero: dal terreno alla salute delle foglie. È capire che ogni numero è solo la manifestazione finale di forze che hanno agito molto prima, in luoghi che il commercialista fatica a frequentare perchè impegnato in altri aspetti.

La prossima volta che guarderai i numeri, prova a vedere l’albero. In che terreno è piantato? Le radici sono profonde o superficiali? Stai investendo nel futuro o solo raccogliendo i frutti del passato? Il tronco è solido o ha iniziato a marcire?

Sono domande scomode. Ma sono le uniche che contano. Perché non vince chi ha il bilancio migliore. Vince chi ha l’albero più sano, piantato nel terreno più fertile, con le radici più profonde.

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Nicola Parrinello

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