il taccuino di ferragosto

Il Taccuino di Ferragosto

Probabilmente, domani chiuderai la porta dell’ufficio con quel gesto un po’ più deciso del solito. Quello che dice: “Per un po’, qui non ci torno”.

Spegnerai il computer dopo aver impostato l’out of office – quel piccolo manifesto di libertà temporanea. Guarderai la scrivania, quell’archeologia di pratiche stratificate, Post-it che hanno perso significato, progetti iniziati con entusiasmo e finiti nel limbo del “lo vediamo a settembre”.

E poi partirai. Mare, montagna, o semplicemente il divano di casa senza sensi di colpa.

Ma c’è qualcosa che ti porterai dietro, anche senza volerlo.

Non parlo del telefono che controllerai di nascosto. Parlo di quella parte di te che non smette mai di osservare, elaborare, connettere. Quella che al ristorante nota come gestiscono il servizio. Che in spiaggia si chiede come fanno i venditori ambulanti a coordinare i loro percorsi. Che guardando un tramonto pensa: “Ecco cosa manca alla mia azienda – questa capacità di fermarsi al momento giusto”.

È per questo che oggi voglio suggerirti un piccolo rito. Un taccuino. Non un’agenda, non un planner. Un semplice taccuino, possibilmente senza righe, dove la mente possa vagare libera.

Non per lavorare. Per catturare.

In Metis abbiamo notato un fenomeno curioso. Le migliori intuizioni strategiche dei nostri clienti raramente nascono durante le riunioni. Nascono guidando verso casa. Facendo jogging. Preparando il caffè la mattina. E sì, soprattutto durante le ferie.

C’è una ragione neurologica precisa. Quando il cervello non è impegnato a spegnere incendi, quando non deve processare mille micro-decisioni al minuto, attiva modalità di pensiero diverse. Connessioni che prima erano impossibili diventano evidenti. Problemi che sembravano muri diventano porte.

Un imprenditore di Palermo, l’anno scorso, ha rivoluzionato il suo modello di business grazie a un’intuizione avuta guardando suo figlio costruire castelli di sabbia. “Continuava a rifare da capo ogni volta che un’onda distruggeva tutto”, mi ha raccontato. “E ho capito che anch’io stavo facendo lo stesso in azienda – ricostruire sempre le stesse strutture fragili invece di spostarmi più in alto, dove le onde non arrivano”.

Un commercialista di Verona ha trovato la soluzione a un problema organizzativo che lo tormentava da mesi osservando come sua moglie organizzava la dispensa. “Tutto a vista, rotazione automatica, niente accumuli inutili. Ho applicato lo stesso principio alle pratiche dello studio. Rivoluzionario nella sua semplicità”.

Il taccuino non serve a pianificare. Serve a raccogliere.

A raccogliere quella frase ascoltata per caso al bar. Quel modo diverso di vedere un problema mentre guardi le onde. Quella domanda di tuo figlio che ti spiazza e ti illumina allo stesso tempo. Non sono distrazioni. Sono semi.

E qui sta il paradosso meraviglioso di Ferragosto. Proprio quando l’Italia si ferma, proprio quando chiudiamo i battenti e sospendiamo l’operatività, la mente inizia il suo lavoro più prezioso. Quello che non sa fare quando è sotto pressione: creare sintesi, vedere pattern, immaginare futuri.

No, non stiamo suggerendo di lavorare in vacanza.

Stiamo suggerendo di non sprecare quelle scintille di genialità che arrivano proprio quando non le cerchi. Quel taccuino non è un compito. È un salvadanaio di intuizioni. Apritelo a settembre e troverete ricchezze che non sapevate di aver accumulato.

La Balanced Scorecard applicata alle PMI? L’intuizione è venuta a Norton e Kaplan guardando le partite di Basket come integrazione del semplice punteggio della partita che si sta giocando. Il metodo per sincronizzare flussi finanziari e operativi? Nato osservando come i pescatori siciliani coordinano le reti.

La strategia non è sempre sudore e fatica. A volte è solo saper ascoltare quello che già sappiamo.

Quindi sì, domani chiudi tutto. Parti. Stacca. Ma portati quel taccuino. Non come dovere, ma come possibilità. Come rete per catturare farfalle di pensiero che altrimenti volerebbero via.

E se proprio non ti viene in mente niente? Se il taccuino resta bianco?

Bene. Vorrà dire che ne avevi davvero bisogno, di questo riposo. Che il silenzio era esattamente quello che serviva. Perché anche il vuoto, quando è scelto e non subito, è una forma di strategia.

Settembre arriverà con le sue urgenze

Le scadenze, i clienti, i problemi di sempre. Ma tu avrai qualcosa in più. Avrai dato alla tua mente lo spazio per respirare. E in quello spazio, fidati, qualcosa sarà cresciuto.

Non sempre ce ne accorgiamo subito. A volte l’intuizione che cambia tutto arriva settimane dopo, innescata da chissà quale ricordo estivo. Ma arriva. Sempre. Basta darle lo spazio per farlo.

Noi di Metis continueremo a condividere riflessioni anche durante agosto. Non per disturbare il tuo riposo, ma per alimentare quel dialogo sotterraneo che non si ferma mai, quello tra chi cerca non solo di sopravvivere, ma di costruire qualcosa di significativo.

Perché la differenza tra un’azienda che galleggia e una che naviga non sta solo negli strumenti che usa.

Sta nella profondità delle domande che si pone.

Buon Ferragosto. E buon viaggio, dentro e fuori.

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Nicola Parrinello

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