Quando la ricchezza immediata compromette il tessuto produttivo di lungo periodo
Nel 1969 l’Olanda scoprì ricchi giacimenti di gas nel Mare del Nord. Il Paese diventò in pochi anni un colosso esportatore di energia, ma quello che sembrava un miracolo economico si trasformò in un paradosso: l’industria manifatturiera nazionale iniziò a indebolirsi.
La valuta si rafforzò, i costi interni salirono, e molte produzioni locali non furono più competitive all’estero. Questo fenomeno venne poi chiamato “malattia olandese”. Non un’infezione reale, ma una condizione economica in cui la crescita settoriale improvvisa si trasforma in squilibrio strutturale.
Perché oggi ne parliamo di nuovo
In un nostro recente articolo, abbiamo fatto cenno a questa espressione per analizzare il caso americano: un Paese che ha fatto del dollaro la propria materia prima, esportandolo attraverso il debito. La riflessione è potente: quando la ricchezza facile sostituisce il lavoro produttivo, il sistema si indebolisce.
Ed è qui che la “malattia olandese” smette di essere solo un fatto macroeconomico.

Il rischio concreto per le nostre imprese
Oggi molte PMI italiane, soprattutto nei settori legati all’agroalimentare, alla manifattura, alla trasformazione, vivono una tensione simile. Inseguire redditività immediate, agevolazioni temporanee o rendite da finanziamento, può far perdere di vista l’investimento vero: quello in innovazione, competenze, capitale umano.
L’eccessiva dipendenza da un solo cliente, da un solo prodotto, da una sola leva fiscale o agevolativa, può produrre gli stessi effetti: perdita di competitività, esposizione al rischio sistemico, fragilità di lungo periodo.
Cosa possiamo imparare
Il concetto di “malattia olandese” è uno strumento utile per ragionare in chiave strategica e prospettica. Non ci basta guardare ai margini del trimestre. Dobbiamo chiederci:
- Qual è il cuore produttivo della mia impresa?
- Cosa sto trascurando inseguendo risultati immediati?
- Dove rischio di indebolirmi senza accorgermene?
La vera consulenza oggi non è quella che massimizza il breve termine, ma quella che protegge e sviluppa la capacità produttiva e competitiva nel tempo.
La proposta Metis
In Metis lavoriamo così: aiutiamo le imprese a difendere ciò che genera valore nel tempo.
- Usiamo indicatori strategici, non solo contabili;
- Progettiamo crescita, non solo sopravvivenza;
- Formiamo imprenditori e manager alla lettura del rischio sistemico.
La “malattia olandese” ci ricorda che anche la ricchezza, se non gestita con lucidità, può diventare una trappola. E che serve una visione ampia, strategica, interconnessa.
Perché i veri imprenditori non inseguono la fortuna. La costruiscono, giorno dopo giorno.

