Perché le Aziende Guardano Sempre Dove Sono State e Mai Dove Stanno Andando
“Il futuro non è più quello di una volta. E chi guida guardando solo lo specchietto è destinato a schiantarsi.“
Immaginate un pilota di Formula 1 che corre a 300 all’ora guardando solo lo specchietto retrovisore. Assurdo, vero? Eppure è esattamente quello che fa la maggior parte delle aziende, soprattutto quelle italiane.
Bilanci, report, analisi: tutto racconta cosa è successo. Niente dice cosa sta per succedere.
È come navigare con le stelle di ieri. Funzionava per Colombo. Non funziona nell’economia quantistica di oggi, dove un tweet può far crollare un titolo e una guerra commerciale può nascere da un giorno all’altro.
La malattia del già stato
L’imprenditore italiano tipo vive in un paradosso temporale. Passa ore a studiare i numeri del passato – quanto ho fatturato, quanto ho speso, quanto ho guadagnato – e zero tempo a modellare il futuro. Come se il destino fosse una proiezione lineare del passato.
Ma il passato, per definizione, non esiste più. È archeologia aziendale. Studiare il passato in azienda è come leggere i referti di un paziente già dimesso: istruttivo, ma inutile per chi deve ancora guarire.
Un commercialista di Palermo ci ha confessato: “I miei clienti mi chiedono sempre ‘come è andata?’ Mai ‘come andrà?’. È come se il futuro fosse territorio degli indovini, non dei professionisti.”
Eppure – e qui sta il paradosso – ogni decisione che prendiamo oggi impatterà solo sul futuro. Non puoi cambiare il bilancio dell’anno scorso. Puoi cambiare quello del prossimo.

Il risveglio normativo che pochi hanno colto
Dal 2019, il Codice della Crisi d’Impresa ha introdotto qualcosa di rivoluzionario: l’obbligo di guardare avanti. Forward looking, lo chiamano. Non è un suggerimento. È legge.
Gli amministratori devono dotarsi di “adeguati assetti organizzativi” per rilevare tempestivamente la crisi. Traduzione: se non vedi il muro arrivare con almeno sei mesi di anticipo, sono problemi tuoi. E del tuo commercialista.
Ma invece di vedere questo come l’ennesima seccatura burocratica, le aziende illuminate hanno capito una cosa: è la scusa perfetta per dotarsi finalmente di un parabrezza invece del solo specchietto.
La matematica del futuro
Parliamoci chiaro: prevedere il futuro non è magia. È matematica applicata con intelligenza.
Ogni azienda ha dei pattern, dei ritmi, delle stagionalità. Ogni mercato ha dei trend, dei cicli, delle discontinuità prevedibili. Ogni cliente ha dei comportamenti, delle abitudini, delle probabilità di evoluzione.
Il punto non è indovinare il futuro. È modellarlo con sufficiente approssimazione da prendere decisioni informate invece che scommesse alla cieca.
Un’azienda metalmeccanica di Brescia che seguiamo ha implementato un sistema di forward looking serio. Non carte per l’adempimento: un vero sistema nervoso predittivo. Risultato? Ha visto arrivare la crisi dei chip con quattro mesi di anticipo. Mentre i concorrenti si fermavano per mancanza di componenti, loro avevano già fatto scorta.
Non è veggenza. È metodo.
Il cruscotto che non c’è (però ce l’abbiamo noi)
Pensate alla vostra auto. Avete il tachimetro che vi dice a che velocità state andando ORA. Il contagiri che vi dice il regime del motore ORA. Il livello di benzina ORA.
Ma avete anche – e questo è cruciale – la spia della riserva che si accende PRIMA che finisca la benzina. Il computer di bordo che vi dice quanti chilometri potete ancora fare. Il navigatore che vi avvisa del traffico che troverete.
Indicatori predittivi. Forward looking, appunto.
Ora pensate alla vostra azienda. Quali sono i vostri indicatori predittivi? Non quelli che fotografano il presente, ma quelli che anticipano il futuro?
Se la risposta è “non ne ho” o “non lo so“, avete appena identificato il vostro problema principale. Non è la concorrenza, non sono i costi, non è il mercato. È che state guidando alla cieca.
La Balanced Scorecard come macchina del tempo
In Metis utilizziamo da anni la Balanced Scorecard non (solo) come strumento di controllo ma come sistema di navigazione temporale.
Le quattro prospettive – finanziaria, clienti, processi, apprendimento – non sono compartimenti stagni. Sono livelli temporali interconnessi:
- L’apprendimento di oggi è il processo di domani
- Il processo di domani è la soddisfazione cliente di dopodomani
- La soddisfazione di dopodomani è il risultato finanziario del mese prossimo
È una cascata temporale. Se sai leggerla, vedi il futuro che si sta formando.
Ma quanti la leggono così? Quasi nessuno. La usano come foto del presente, non come film del futuro.
Il caso della tempesta perfetta evitata
Immaginate se… un distretto tessile riuscisse, collaborando, a intercettare segnali deboli come un leggero calo degli ordini in Germania, e si mettesse in marcia verso mercati alternativi prima che la crisi esploda. Non è un caso reale documentato — ma basterebbe. Perché i segnali ci sono: basta volerli leggere
Il coraggio di guardare avanti (anche se fa paura)
Il vero motivo per cui le aziende non fanno forward looking serio non è tecnico. È psicologico.
Guardare il futuro fa paura. Perché potresti vedere cose che non ti piacciono. Il mercato che si restringe. Il cliente principale che sta valutando alternative. La tecnologia che rende obsoleto il tuo prodotto.
È più comodo guardare il passato. Lì sai già come è andata. Non ci sono sorprese.
Ma è proprio questa comfort zone che uccide le aziende. Lentamente, silenziosamente, inesorabilmente.
Il metodo per vedere oltre
Non servono sfere di cristallo. Servono:
- Indicatori anticipatori – Non il fatturato realizzato ma gli ordini in pipeline. Non i clienti persi ma il churn rate. Non i costi sostenuti ma i commitment presi.
- Analisi degli scenari – Non uno scenario: almeno tre. Ottimistico, realistico, pessimistico. Con trigger chiari per capire quale si sta materializzando.
- Sistema di allerta precoce – KPI con soglie che quando vengono superate attivano protocolli di intervento. Prima che sia emergenza.
- Simulazioni what-if – Cosa succede se perdo il cliente principale? Se i tassi salgono del 2%? Se la materia prima raddoppia? Non per paranoia: per preparazione.
- Integrazione sistemica – Il forward looking non è un esercizio annuale. È un processo continuo, integrato nella gestione quotidiana.
La trasformazione del commercialista
Qui c’è un’opportunità enorme per i commercialisti. Passare da storici aziendali a navigatori del futuro. Da certificatori del passato a architetti del domani.
Il commercialista che padroneggia il forward looking non compete più sul prezzo. Compete sul valore. Come testimonia il Prof. Simone Brancozzi, una persona sempre un passo avanti sugli aspetti di gestione e controllo delle aziende, un vero personaggio forward looking, il futuro della professione sta proprio in questa evoluzione da certificatori del passato ad architetti del domani.
Chi lo fa, vince. Chi non lo fa, sopravvive. Per ora.
L’invito al cambiamento
Mentre leggete queste righe, il vostro futuro si sta già formando. Nelle decisioni che i clienti stanno prendendo. Nei piani che i concorrenti stanno facendo. Nelle tecnologie che stanno emergendo.
La domanda non è se volete vederlo arrivare. È se potete permettervi di non vederlo.
Il Codice della Crisi ha reso il forward looking un obbligo. Ma gli obblighi subiti sono pesi. Gli obblighi compresi sono ali.
Potete continuare a guidare con lo specchietto retrovisore, raccontandovi che “abbiamo sempre fatto così”. Oppure potete installare finalmente quel parabrezza e vedere la strada che si apre davanti.

Il futuro appartiene a chi ha il coraggio di guardarlo negli occhi.
E voi, dove state guardando?
Il tempo di decidere è adesso. Perché domani – quel domani che arriva sempre troppo presto per chi non lo aspetta – potrebbe essere troppo tardi.
La sindrome del retrovisore si cura. Ma solo se ammettete di averla.
E la medicina esiste. Si chiama forward looking. Si chiama Balanced Scorecard usata come si deve. Si chiama metodo invece di improvvisazione.
Si chiama guardare avanti anche quando farebbe più comodo guardare indietro.
Perché nel business, come nella vita, si va dove si guarda.
E voi, dove volete andare? Prova

