Super-Ammortamento 4.0 e Green: Quando l’Incentivo Diventa Mappa Strategica
Ogni Legge di Bilancio porta con sé decine di agevolazioni fiscali. Alcune passano inosservate, altre generano titoli roboanti per qualche giorno, poi scompaiono nel rumore di fondo dell’informazione economica. Ma ogni tanto, nascosta tra i commi, compare una misura che non è solo un incentivo: è una direzione. Un segnale preciso su dove lo Stato vuole che vadano i capitali delle imprese nei prossimi anni.
La Manovra 2026 introduce un nuovo super-ammortamento che merita più di uno sguardo distratto. Non perché le percentuali siano generose – e lo sono – ma perché la selettività con cui viene costruito rivela una strategia industriale ben precisa.

Il Meccanismo: Più Investi, Più Deduci (Ma Solo Se Investi Bene)
Dal 1° gennaio 2026, le imprese che acquistano beni strumentali nuovi possono beneficiare di una maggiorazione significativa del costo fiscalmente deducibile. La struttura è progressiva e articolata su tre scaglioni di investimento: per la quota fino a 2,5 milioni di euro, la maggiorazione arriva al 180%; tra 2,5 e 10 milioni, scende al 100%; oltre i 10 milioni e fino a 20, si attesta al 50%.
In termini concreti, questo significa che per ogni 100 euro investiti nel primo scaglione, l’azienda potrà dedurre complessivamente 280 euro nel corso degli anni di ammortamento. È un vantaggio fiscale importante, capace di incidere in modo sostanziale sul ritorno dell’investimento e sulla pianificazione finanziaria di medio periodo.
Ma c’è un punto decisivo: non tutti i beni strumentali accedono a questa agevolazione. Solo due categorie sono ammesse. I macchinari interconnessi secondo i parametri dell’Industria 4.0 – quelli che dialogano, raccolgono dati, si integrano nei sistemi produttivi digitali. E i beni destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, come gli impianti fotovoltaici realizzati con moduli qualificati secondo criteri stringenti.
Oltre l’Incentivo: Una Mappa del Futuro Industriale
Qui sta la vera notizia. Questa non è un’agevolazione generica sul “fare investimenti”. È un incentivo selettivo, costruito per premiare chi si muove lungo due assi ben definiti: digitalizzazione e sostenibilità energetica. Lo Stato non si limita a stimolare la domanda di beni strumentali, ma orienta con precisione chirurgica quali tipologie di asset meritano un trattamento fiscale privilegiato.
La scelta di concentrare l’agevolazione su tecnologie interconnesse e rinnovabili non è casuale. Riflette una visione di politica industriale che vuole accelerare la trasformazione del tessuto produttivo italiano verso standard europei di efficienza, tracciabilità e autonomia energetica. In un contesto geopolitico in cui il costo e la disponibilità dell’energia sono tornati a essere variabili strategiche, incentivare l’autoproduzione da fonti rinnovabili significa favorire la resilienza delle imprese.
Allo stesso modo, spingere verso l’interconnessione dei macchinari significa puntare su fabbriche più intelligenti, in grado di ottimizzare i processi, ridurre gli sprechi e competere in mercati sempre più esigenti in termini di qualità e personalizzazione.
Cosa Cambia per Chi Deve Decidere Oggi
Per un imprenditore che sta pianificando un investimento significativo nel 2026, questa misura offre un duplice vantaggio. Da un lato, un risparmio fiscale immediato e misurabile. Dall’altro, un allineamento naturale con le direttrici che guideranno i prossimi bandi pubblici, i criteri ESG richiesti dalle banche e dalle catene di fornitura, e le aspettative di un mercato sempre più attento alla sostenibilità.
Ma c’è anche un messaggio implicito, che vale la pena cogliere. Gli investimenti “tradizionali” – quelli che non rientrano nelle due categorie privilegiate – restano fuori da questa agevolazione. Non significa che siano sbagliati, ma che lo Stato ha deciso di non sostenerli con la stessa intensità. E questo, per chi pianifica con un orizzonte di medio-lungo periodo, è un segnale da non sottovalutare.
Una Scelta di Campo
In un panorama normativo spesso confuso e contraddittorio, la Legge di Bilancio 2026 segna, almeno su questo fronte, una linea chiara. Non incentiva l’investimento in sé, ma l’investimento nella direzione giusta. Digitale, interconnesso, sostenibile.
Per chi guida un’impresa, questo significa una cosa semplice ma decisiva: non basta investire. Bisogna investire dove il futuro sta già andando. E, per una volta, lo Stato ha indicato con precisione la rotta.

